IL SEMINATORE USCÌ A SEMINARE

il seme va perduto non quando lo si getta,
ma quando rimane nelle mani del seminatore ragionatore e calcolatore  


Van Gogh - il seminatore al tramonto del sole

Nel commento alla parobola seme, il 17 febbraio scorso, su questo blog, mi sono soffermato sull’analisi dei terreni. Ma chi è il seminatore? Studiamo, oggi, il suo comportamento, la sua azione. Quando si medita la parabola si rischia sempre di fermarsi sui vari tipi di terreno e di dimenticare di parlare del seminatore, che è il vero protagonista (anche se nella spiegazione della parabola, che Gesù ha fatto in privato con i discepoli, il protagonista sembra essere invece il seme, cioè la Parola).

Fermiamo, dunque, la nostra attenzione sulla figura di questo seminatore: è un seminatore generoso e magnanimo che non fa distinzione tra terreno e terreno. Non distingue tra terreno buono e terreno cattivo, tra terreno favorevole e sfavorevole, quello da cui ci si può aspettare qualcosa e quello per cui non vale la pena darsi da fare. L’annunciatore della parola deve imparare dal seminatore di questa parabola e mettere alla prova tutti i terreni, deve imparare a sprecare la semente, compiere gesti gratuiti, inutili. La semente va veramente perduta non quando la si getta, ma quando la si conserva, quando rimane nelle mani del seminatore ragionatore e calcolatore. C’è proibito riservare la semente unicamente alla terra buona o a quella che noi pensiamo sia tale.
Il seme della parola ha una forza creatrice tutta sua basta lasciarlo fare: cfr. Is 55,10-11; Mc 4,26-29.

Il seminatore, dopo aver fatto quello che era necessario, deve lasciare fare. Questa è l’azione più difficile da compiere: l’arte di lasciar fare! Il cristiano non è il programmatore o l’architetto dei lavori di costruzione del regno di Dio, ma un semplice collaboratore- In questo senso la possibilità più apprezzata può essere quella di non intralciare i lavori, per permettere al seme si agire secondo l’energia che possiede. La Parola può trasformare un cuore di pietra in un cuore di carne. Non ci interessa sapere come andrà a finire, perché chi fa crescere è il Signore (cfr. 1Cor 3,6-9).

Lorenzo Cortesi