HUSSERL: LA FENOMENOLOGIA SIAMO IO,
HEIDEGGER E NESSUN ALTRO

zu den Sachen selbst!

Husserl e Heidegger - 1921

 

Martin Heidegger non è stato allievo solo di Edmund Husserl. È ovvio. Ha avuto molti altri maestri che hanno influito su di lui, tra i quali i neokantiani Heinrich Rickert e Emil Lask. Tuttavia il rapporto con Husserl ha una valenza privilegiata. Infatti Heidegger, nell’opera Essere e tempo (Sein und Zeit), che tra l’altro è dedicata proprio a Husserl, ha seguito quel metodo fenomenologico che il suo maestro aveva elaborato.

La fedeltà a Husserl fu, comunque, molto critica, soprattutto per quanto riguardava il modo di intendere la fenomenologia. Nel 1927 a Husserl fu chiesto di scrivere un articolo sulla fenomenologia, da pubblicare sull’Enciclopedia britannica. E Husserl si rivolse a Heidegger per una collaborazione. La disparità di vedute tra i due, sul significato di fenomenologia, emerse chiaramente quando confrontarono gli appunti dei loro rispettivi elaborati. E pensare che Husserl, all’inizio degli anni Venti, aveva detto: «La fenomenologia siamo io, Heidegger e nessun altro».

Entrambi i filosofi hanno sostenuto che la filosofia deve presentarsi come analisi descrittiva per portare alla luce il vero immediato, nascosto nell’atteggiamento naturale. E per realizzare ciò occorreva instaurare un processo fenomenologico che andasse oltre ciò che appare immediato, per arrivare al vero immediato, sempre presente, anche se velato dall’ovvietà dell’atteggiamento naturale.

Il motto che, secondo Heidegger, riassume il metodo fenomenologico è il seguente: «Zu den Sachen selbst!». Ed è stato ricavato dall’espressione husserliana: «Wir wollen auf die Sachen selbst zurückgehen». Ma Heidegger si è dimostrato critico nei confronti del significato che Husserl attribuiva a tale espressione.

La differenza sostanziale consisteva nel fatto che per Husserl la fenomenologia coincideva con la filosofia stessa e mirava all’indagine della coscienza, cioè della soggettività (non empirica, ma trascendentale). Per Heidegger, invece, la fenomenologia doveva essere il metodo attraverso il quale la filosofia potesse indagare l’essere. Ecco cosa diceva espressamente Heidegger: «La filosofia cerca la chiarificazione dell’essere attraverso una riflessione sul pensiero dell’ente […]. La fenomenologia trascendentale è la fondamentale  chiarificazione della necessità del ritorno alla coscienza, la radicale ed esplicita determinazione del cammino e del procedimento di questo ritorno […]. La fenomenologia trascendentale è a servizio della problematica filosofica dominante, cioè del problema del senso dell’essere». Qui si percepiscono già quell’espressioni molto ricorrenti in Essere e tempo.

Lorenzo Cortesi