KANT: L’IO PENSO E L’APPERCEZIONE TRASCENDENTALE

il fondamento dell’oggetto è nel soggetto


Nell’ultima parte dell’analitica dei concetti Kant ha introdotto la figura dell’Io penso.

1.  Chi è o che cos’è l’Io penso? Non è l’io inteso come l’insieme dei nostri stati d’animo (cioè il cosiddetto sentire interiore) e neppure va confuso con i singoli io individuali. L’Io penso è la struttura della nostra attività intellettiva e coincide con l’intelletto stesso. È la struttura del pensare, comune ad ogni soggetto. Dicendo che è una struttura si vuol affermare che l’Io penso non possiede una consistenza ontologica, cioè non è una sostanza. L’errore della psicologia razionale, che spiegherò in una prossima lezione, consiste nel trasformare l’Io penso, struttura vuota (o impalcatura del nostro modo di pensare), in un’anima, in una realtà sostanziale.

2. Qual è la funzione dell’Io penso? La sua funzione consiste nel garantire l’unità e la sintesi  delle rappresentazioni. È vero che le categorie svolgono già il compito unificatore dei dati empirici, ma essendo dodici, necessitano di un’ulteriore sintesi, altrimenti il nostro io si modificherebbe con il modificarsi delle rappresentazioni e delle categorie. Come dice lo stesso Kant, avremmo «io variopinto e differente». Ed è appunto nell’intelletto che si ritrova la sintesi, l’unità e il permanere della stessa identità, nonostante il mutare delle rappresentazioni.

3. L’io penso è detto anche appercezione trascendentale. Il termine appercezione rimanda a Leibniz, il quale parlando delle monadi, cioè dei principi primi e vitali della realtà, aveva distinto tra percezione ed appercezione: la percezione è un semplice sentire inconsapevole comune a tutte le monadi materiali e spirituali, senza distinzioni; l’appercezione, invece, è il sentire di sentire, cioè la consapevolezza della percezione ed è propria delle monadi spirituali.
Ebbene, Kant ha applicato questa facoltà appercettiva all’Io penso (all’intelletto umano).

4. L’Io penso è l’esito conclusivo a cui mette capo la rivoluzione copernicana kantiana: il fondamento dell’oggetto è il soggetto. L’ordine e la regolarità degli oggetti della natura sono il prodotto del soggetto (senziente e pensante).

Lorenzo Cortesi