DE LUBAC: LA DISCIPLINA

philosophia, disciplina disciplinarum 


 

Henri De Lubac, in una delle prime sezioni dell’opera Esegesi Medioevale. I quattro sensi della Scrittura (vol. I), ha trattato della disciplina nell’ambito dello spirito patristico e medioevale. Il termine deve essere inteso non tanto nel significato proprio della tradizione greca (paideia), ma in quello della tradizione biblica. Nel libro della Sapienza il termine disciplina implicava, con diverse proporzioni: avvertimento, correzione, istruzione, educazione, formazione morale e religiosa.

I testi di riferimento sono così numerosi, che risulta invitabile fare una cernita:
1. San Cassiano (360-435) esigeva una disciplina nella lettura della Sacra Scrittura. Egli era particolarmente severo verso il lettore che, senza studio, senza metodo e senza coerenza, saltando da un testo all’altro alla ricerca di un pensiero spirituale, «per omne Scripturarum corpus insatbilis vagusque iactatur». E non sarebbe mai divenuto un vero «possessor» del testo il «palpator tantummodo spiritualium sensuum ac degustator».  E ancora: L’uomo instabile non fa nulla e non riceve nulla «disciplinate».
2. Valeriano di Cimelium aveva usato il termine in senso largo: la disciplina corregge i costumi e insegna la pietà; creata da Dio per prima, essa contiene e ordina tutte le cose; gli stessi animali ne osservano l’ordine; bisogna amarla, perché piegandosi ad essa si trova Cristo.
3. Prospero d’Aquitania (390-463) aveva detto: «Doce disciplinam docendo patientiam, doce scientiam illuminando intelligentiam».
4. Ugo di San Vittore (1096-1141) ha parlato della disciplina come una sorta di metodo per lo studente che «ad divinarum Scripturarum lectionem erudiendus accedit». La prima istruzione (prima eruditio) è la storia, la seconda è l’allegoria e la terza è la morale. Si tratta dei primi tre sensi della Scrittura. Secondo Ugo di San Vittore bisognava fare attenzione che coltivando la scienza non si trascurasse la disciplina e che questa non meno di quella è ordinata alla Scrittura. Ugo di san Vittore parla spesso della disciplina. Nel Didascalicon sosteneva che la disciplina fosse tanto necessaria, quanto il gusto di sapere e il «gusto della ricerca» per l’attività intellettuale; perciò è tanto più necessaria per accostarsi alle Scritture, per entrare attraverso esse nella «via della verità» e nella «intelligenza dei segreti di Dio». Ciò, tuttavia, non impediva a Ugo di San Vittore di ritenere che le Scritture fossero ugualmente oggetto di uno studio metodico, nel quale la successiva applicazione dell’intelligenza alla storia, all’allegoria e alla tropologia costituisse, in un altro senso, tre «discipline» distinte. Queste tre discipline sono sinonimo delle tre erudizioni. Esse integrano il complesso della scienza sacra, cioè della teologia.
5.  Giovanni di Salisbury (1120-1180), riprendendo un’espressione dei Saturnali di Macrobio, diceva: «philosophia, disciplina disciplinarum».

Lorenzo Cortesi