BODIN: PER UNA CONVIVENZA PACIFICA TRA LE DIVERSE RELIGIONI

Colloquio tra sette persone

                                                                                                                                                                                                                                                        Nel 1596, lo stesso anno della sua morte, Jean Bodin ha scritto un saggio intitolato Colloquium heptaplomeres (Colloquio tra sette persone), che venne pubblicato postumo nel 1853. Il cerchio si allarga: non sono più tre, come avevano detto Abelardo (vedi l’articolo del 10.01)  e Lullo (vedi l’articolo del 11.01), ma sette le persone che discutono di religione. Nel frattempo con la Riforma, che aveva interessato soprattutto il Centro-Nord Europa, erano sorte varie confessioni cristiane. Ecco i sette rappresentanti di altrettante diverse religioni: un cattolico, un luterano, un calvinista, un ebreo, un musulmano, un pagano e un sostenitore della religione naturale. Secondo Bodin esiste presupposto naturale comune a tutte le religioni. La base, sulla quale potrebbe instaurarsi un  generale accordo, senza rinunciare alla differenze specifiche, considerate ancora una volta marginali, è costituita da alcuni principi propri del teismo: l’esistenza di Dio, la dottrina della creazione, il tema della provvidenza divina, la fede nel giudizio finale con la relativa retribuzione di un premio o di un castigo.

Bodin immagina che l’incontro tra gli esponenti delle varie religioni, abbia luogo nel palazzo del nobile Coroneo a Venezia, considerata l’unica città libera, nella quale si potevano ritrovare i seguaci di tutte le fedi per giungere insieme ad un accordo. Bodin, non era né un teologo né tanto meno un ecclesiastico, ma un teorico delle dottrine politiche e propugnatore dei principi dell’assolutismo. Perciò auspicava una collaborazione tra le diverse fedi, soprattutto per un fine politico. Egli considerava la religione un instrumentum regni. L’intolleranza e le devastanti guerre di religione finivano per indebolire lo stato e l’ordine sociale, mentre la convivenza pacifica fra le varie confessioni religiose, mantenendo fermi alcuni principi fondamentali comuni,  risultava essere, in definitiva, politicamente più vantaggiosa.

Lorenzo Cortesi