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Cose di Filosofia

Argomenti vari di natura filosofica, ma non solo. A cura di Lorenzo Cortesi

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Categoria: Cartesio (Descartes)

LA MATEMATICA E IL LINGUAGGIO DELLA SCIENZA

Galileo, Cartesio, Hawking, Feynman 


 

Nell’opera Il saggiatore, pubblicato nel 1623 Galileo Galilei ha presentato la matematica come il nuovo ed universale linguaggio della scienza. «La filosofia naturale – secondo Galileo – è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi, io dico l’universo, ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua e conoscer i caratteri nei quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto».

È  stato soprattutto con Cartesio che la matematica si è imposta come linguaggio per la trasmissione della scienza. Egli la paragonava alla linfa vitale che attraversa tutto l’albero del sapere: dalle radici fino all’ultima fogliolina.

Ma la matematizzazione della scienza, che aveva come obiettivo quello di raggiungere la massima oggettivazione, ha finito per creare un distacco – come ha scritto Stephen Hawking nell’introduzione al suo celebre Dal big bang ai buchi neri (1988) – sempre più ampio tra l’uomo comune e l’uomo di scienza: «La scienza moderna è diventata così tecnica che solo un numero piccolissimo di specialisti è in grado di padroneggiare la matematica usata per descriverla».

E la risposta al perché «la natura sia matematica – ha detto Richard Feynman – è ancora una volta un mistero».

Lorenzo Cortesi

 

IL METODO

trovare il metodo è trovare la strada
(meth-odòs)

Cape Town - Luglio 2011

  

La riflessione sul metodo non è una prerogativa della filosofia moderna, come invece solitamente s’intende. Difatti, le premesse alla moderna discussione sul metodo risalgono già agli ultimi decenni del Cinquecento e ai primi del Seicento.  Si pensi,  ad esempio,  agli stimoli  a trattare matematicamente i fenomeni naturali derivanti dall’opera di Leonardo da Vinci, oppure ad alcuni pensatori rinascimentali, i quali erano all’affannosa ricerca di un nuovo metodo, capace di sostituire quello aristotelico-scolastico, considerato ormai inadeguato. In sintesi possiamo ricordare:

1. Bernardino Telesio. Già il titolo dell’opera principale di Telesio, De rerum natura iuxta propria principia, sintetizza il suo progetto metodologico: la natura non va letta partendo dall’alto, ovvero secondo gli schemi metafisici, ma secondo i principi della natura stessa. Progetto poi di fatto disatteso, perché Telesio rimase in qualche modo subordinato sia alla filosofia aristotelica, sia alla tradizione magica.
2. Pierre de la Ramée. Egli ha criticato l’astratto formalismo e l’esasperato tecnicismo della logica medioevale e ha avanzato delle proposte metodologiche alternative, che verranno sviluppate da Descartes.
3. Jacopo Zabarella. Pur essendo legato alla tradizione aristotelica del circolo culturale patavino, ha percepito il bisogno di un  metodo per la scoperta di nuove conoscenze.
4. Giordano Bruno. Bruno ha scalzato la visione aristotelica finita dell’universo e quella tolemaica di tipo geocentrico, partendo, però, non  da rigorosi presupposti  scientifici, ma da geniali intuizioni magico-religiose.
5. Tommaso Campanella. Egli ha sostituito, allo sterile schema scolastico, un procedimento metodologico a partire dai sensi, cioè de visu e ha riconosciuto il principio dell’autocoscienza come la condizione e il fondamento di ogni sapere, anticipando un punto centrale del metodo cartesiano. Tuttavia anche Campanella è rimasto troppo legato alla magia e ad una sorta di pampsichismo universale, per cui non può essere considerato uno scienziato.
6. Jacopo Aconcio. Nel 1588 Aconcio pubblicò il suo De methodo, con il quale affermava che il valore dei procedimenti logici doveva fondarsi sull’esperienza e sull’utilità.
7. Erasmo da Rotterdam. Per quanto riguarda propriamente Erasmo potrebbe essere già di per se stesso indicativo elencare semplicemente i titoli di tre opere per capire quanto fosse decisiva per lui la preoccupazione metodologica: Nuovum Instrumentum, Methodus,  Ratio seu methodus compendio perveniendi ad veram theologiam. Erasmo, oltre ad indicare delle strumentazioni, premesse essenziali per fare teologia biblica, presenta delle regole che, in alcuni tratti, potrebbero essere considerate anticipatrici sia del metodo storico-critico, sia dell’ermeneutica contemporanea. Ad esempio, chi è candidato a studiare teologia, sostiene Erasmo, deve essere un lettore guardingo della Bibbia, e tenere sempre presente chi parla nel testo e a chi parla il testo. Inoltre si raccomanda che le pagine della Scrittura, e soprattutto quelle della Genesi,  non vengano lette alla lettera, perché non hanno un significato storico. Ricorda di fare attenzione anche ai modi di dire, alla peculiarità del linguaggio profetico, alle figure suggestive delle parabole evangeliche, alle immagini retoriche, alle sineddoche, alle iperbole, all’ironia, all’anfibologia, ai solecismi, all’enfasi.

Con la rivoluzione scientifica e l’inizio della filosofia moderna la questione metodologia diventa ancor più pressante. Possiamo ricordare:
1. Francis Bacon. Nel Novum Organum (1620) Bacon ha elaborato proposta il metodo induttivo per eliminazione e le varie instantiae per confermare l’ipotesi ricavata dalla prima vindemiatio.
2. Galileo Galilei. Ne Il Saggiatore (1623) Galileo insiste sul metodo matematico come  linguaggio per leggere e interpretare l’universo.
3. René Descartes. Il discorso sul metodo (1637) di Descartes è considerato il testo metodologico per eccellenza e il manifesto della filosofia moderna.
4. Thomas Hobbes. In Elementa philosophiae: De corpore, De homine, De cive (editi tra il 1642 e il 1658) Hobbes ha elaborato il progetto di un sistema filosofico dedotto da pochi principi, sotto l’ideale dimostrativo euclideo.
5. Baruch Spinoza. Il trattato sull’emendazione dell’intelletto (pubblicato postumo nel 1677) è considerato da molti studiosi una sorta di discorso metodologico per la sua finalità pragmatica.
6. Isaac Newton. Nel terzo libro dell’opera Philosophia naturalis principia mathematica (1687) Newton ha indicato le quattro regole del ragionamento filosofico.

Lorenzo Cortesi

[Questo articolo è tratto da una nota del mio libro Esortazione alla filosofia. La Paraclesis di Erasmo da Rotterdam]