TEILHARD DE CHARDIN: LA DIVINIZZAZIONE DEL MONDO

la sublimazione della materia

 

Più volte e in molti scritti Pierre Teilhard de Chardin (1886-1965), difensore della teoria evoluzionistica, ha sostenuto  l’idea che con l’avvento di Cristo tutto il mondo è cristianizzabile e, dunque, divinizzabile. Nell’opera L’ambiente divino. Saggio di vita interiore pubblicata postuma in francese nel 1957, e tradotta in italiano nel 1994, diceva ad un certo punto: «Se il Cristo è universale, ne segue che il suo Regno supera essenzialmente il campo della vita strettamente detta soprannaturale. Ogni progresso scientifico, sia nella vita organica, sia nella coscienza sociale, è dunque cristianizzabile fin dentro il suo oggetto, perché ogni progresso in sé, s’integra organicamente nello spirito, il quale è legato a Cristo. Questa visione molto semplice fa cadere la parete funesta che sussiste malgrado tutto, nelle nostre teorie attuali, tra lo sforzo cristiano e lo sforzo umano. Se lo sforzo umano diviene divinizzabile in opere (e non soltanto in operatione), il mondo per il cristiano diventa interamente divino».  Teilhard de Chardin, da buon gesuita, non ha fatto che riprendere e approfondire quella massima di sant’Ignazio di Loyola che dice: «Vedere Dio in tutto e vedere tutto in Dio».  Da qui l’invito  all’uomo affinché scopra e adori la presenza di Dio creatore-con­-noi dentro la vita quotidiana: «In ciò che Egli ha di più vivo e di più incarnato, Dio non è lonta­no da noi, fuori della sfera tangibile, ma ci aspetta ad ogni istante nell’azione, nell’opera del momento. In qualche maniera, è alla pun­ta della mia penna, del mio piccone, del mio pennello, del mio ago, del mio cuore, del mio pensiero. È portando sino all’ultima perfe­zione naturale il tratto, il colpo, il punto al quale mi sto dedicando, che coglierò la meta ultima cui tende il mio volere profondo [...]. L’e­norme potenza dell’attrazione divina si applica ai nostri fragili desi­deri, ai nostri microscopici oggetti, senza spezzarne la punta».   Significativo, in questo senso, anche il suo Inno alla Materia, dove tra l’altro si legge:

«Benedetta sii tu, potente Materia
Evoluzione irresistibile, Realtà sempre nascente
tu che, spezzando ad ogni momento i nostri schemi
ci costringi ad inseguire, sempre più oltre, la Verità.
Benedetta sii tu, universale Materia
durata senza fine, Etere senza sponde
triplice abisso delle stelle, degli atomi, e delle generazioni
tu che travalicando e dissolvendo le nostre anguste misure
ci riveli la dimensione di Dio».

E si capisce perché nel 2005, nel cinquantesimo anniversario della morte di Teilhard de Chardin, America, la rivista dei gesuiti statunitensi ha voluto ricordare il grande teologo e scienziato come colui che «insegnò alle donne e agli uomini moderni a trovare Dio in tutte le cose». Teilhard de Chardin non ha avuto una vita facile. Per queste sue posizioni originali ed azzardate è stato accusato di panteismo e di connivenza con la teoria evoluzionistica,  e ha ricevuto anche un monitum  dal Sant’Uffizio, senza che le sue opere venissero, comunque, messe all’indice. Ma sono stati propri i pontefici che hanno in qualche misura riabilitato e rivalutato il suo pensiero. Ad esempio, in un’Allocuzione del 24 febbraio 1966 Paolo VI ha definito Teilhard de Chardin come lo scienziato che aveva saputo, scrutando la natura, trovare «la presenza di Dio nell’universo, quale principio intelligente e creatore». E Benedetto XVI, in un’omelia tenuta nella cattedrale di Aosta il 24 luglio 2009, ha fatto esplicitamente riferimento alla «grande visione che ha avuto Teilhard de Chardin», secondo cui «alla fine avremo una vera liturgia cosmica, dove il cosmo diventi ostia vivente». Del resto, già da cardinale, Joseph Ratzinger aveva affermato che la Gaudium et Spes (1965), cioè la costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, redatta dal Concilio Vaticano II, era permeata soprattutto dal pensiero di Teilhard de Chardin.

Nel 1995 in occasione dei quarant’anni dalla scomparsa di Teilhard de Chardin, lo stesso padre generale dei Gesuiti Peter-Hans Kolvenbach con molta audacia ha dichiarato: «Si è abituati a considerare Dio e mondo come opposti. Dalla confessione di Dio si è soliti far derivare la negazione del Mondo. Sembra che la realizzazione del cristianesimo inviti all’ostilità nei confronti del mondo. Teilhard comincia col valutare in modo diverso il fondamento del mondo, la materia. Egli vede nella materia non ciò che tende al caos, ciò che annienta, ciò che è opposto allo Spirito. Essa non deve essere combattuta, ma sublimata, non annullata, ma spiritualizzata. Anche la materia è ricolma di Dio, così come l’anima umana e chi si sforza, con il lavoro coscienzioso, di liberare la materia verso la spiritualità interiore, eleva la terra a Dio».

Lorenzo Cortesi