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Cose di Filosofia

Argomenti vari di natura filosofica, ma non solo. A cura di Lorenzo Cortesi

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Categoria: Duns Scoto

DUNS SCOTO: L’INTELLETTO È SUBORDINATO ALLA VOLONTÀ

il volere comanda il conoscere 


 

La visione antropologica di Giovanni Duns Scoto è molto diversa rispetto a quella di Tommaso d’Aquino per quanto riguarda in particolare il rapporto tra intelletto e volontà. Tommaso aveva accentuato il primato dell’intelletto: la volontà sceglie ciò che l’intelletto presenta come buono e desiderabile. Duns Scoto, invece, ha detto che la volontà può scegliere indipendentemente dall’intelletto. È vero che la volontà è in qualche misura condizionata da ciò che conosce, tuttavia questa conoscenza non è mai determinante, ma solo occasionale.

Ma c’è di più: il volere comanda il conoscere. La volontà è portata a ricercare ciò che vuole conoscere, perciò la conoscenza è preceduta da un atto volitivo.
Ecco cosa ha scrittoa proposito Duns Scoto:
«E poiché l’intelletto è determinato e limitato rispetto all’atto, ed è privo del potere di determinarsi all’uno o all’altro, è necessario assegnare alla volontà il primato della perfezione […]. L’atto dell’intelletto è in potere della volontà tanto che la volontà stessa può staccare l’intelletto da un determinato oggetto intelligibile e rivolgerlo verso un altro».

In ogni caso, dunque, il sapere intellettuale è subordinato alla volontà.

Lorenzo Cortesi

 

DUNS SCOTO: LA FINE DELLA BELLA LUNA DI MIELE

non est quaerenda ratio eorum, quorum non est ratio 


Le parole latine che si leggono sul sarcofago di Giovanni Duns Scoto, custodito nella chiesa dei frati minori a Colonia, riassumono perfettamente le tappe della sua vita:
«Scotia me genuit,
Anglia me suscepit,
Gallia me docuit,
Colonia me tenet».
Duns Scoto, chiamato Doctor subtilis per il suo modo di affrontare i problemi precisando ogni aspetto senza trascurare nulla, è nato verso il 1265 ed è morto nel 1278. Membro dell’ordine francescano ha studiato prima ad Oxford e poi a Parigi e successivamente ha ricoperto il ruolo di professore ad Oxford, a Cambridge, a Parigi e a Colonia.

Duns Scoto – come ha scritto É. Gilson – ha interrotto la bella luna di miele tra filosofia e teologia. Egli, infatti, non ha condiviso le conclusioni a cui erano giunti Agostino e Tommaso d’Aquino. Il primo sosteneva che la fede accende il lume della ragione (Nisi credideritis, non intelligetis), il secondo, invece, affermava la concordanza tra filosofia e teologia. Per Duns Scoto non era possibile un accordo tra ragione fede e quindi una collaborazione tra filosofia e teologia. La filosofia non ha né la funzione né le capacità di preparare alla fede (preambula fidei) e quindi non può essere propedeutica alla teologia, la quale ha invece le sue radici nella Rivelazione. La confusione del campo d’azione delle due discipline provoca una distorsione dell’una e dell’altra. È vero che alcuni contenuti propri della fede sono stati raggiunti anche dalla ragione, ma molti aspetti della Rivelazione non sono assolutamente dimostrabili, come ad esempio l’onnipotenza divina, la sua misericordia, l’azione provvidenziale di Dio, ecc. Perciò Duns Scoto, con un tocco di scetticismo nei confronti della ragione ha detto:«Non est quaerenda ratio eorum, quorum non est ratio» (non bisogna cercare ragione/spiegazione di quelle cose di cui non c’è ragione/spiegazione).

Alla teologia Duns Scoto ha riservato il ruolo di scienza pratica. Per Aristotele le scienze pratiche erano l’etica e la politica, perché guidavano l’agire umano verso il bene individuale (l’etica) o collettivo (la politica). Ebbene, la stessa finalità è propria anche della teologia, perché regola le azioni degli uomini secondo i dettami della Rivelazione.

Lorenzo Cortesi

 

HEIDEGGER: LA DOTTRINA DELLE CATEGORIE
E DEL SIGNIFICATO IN DUNS SCOTO

lo spirito vivente è per essenza spirito storico   


                                                                                                                                                                                                                                              Nel 1915, per il conseguimento della libera docenza, Martin Heidegger ha scritto la Dottrina delle categorie e del significato in Duns Scoto (Die Kategorien-und Bedeutungslehre des Duns Scotus). Heidegger ha preso come punto di riferimento la Grammatica speculativa considerata una produzione di Duns Scoto, prima che Martin Grabmann ne documentasse l’attribuzione a Tommaso da Erfurt. Il saggio, come appare già nel titolo, è diviso in due parti: la prima è dedicata alla dottrina delle categorie, mentre la seconda tratta la dottrina dei significati.

Mi limito ad evidenziare la sezione conclusiva del saggio, dove Heidegger ha trattato della storicità dello spirito vivente, che per essenza è spirito storico. La considerazione della storia – secondo Heidegger – deve intervenire a precisare ulteriormente il problema delle categorie, rendendolo meno statico e schematico. L’interesse per la storia assume un rilievo determinante ed emerge come elemento essenziale della riflessione filosofica.

Lorenzo Cortesi