UMBERTO ECO: LECTOR IN FABULA

quando il lettore diventa coautore 


                                                                                                                                                                                                         Umberto Eco, considerato il padre della semiologia contemporanea, a più riprese ha sostenuto che «un testo è incompleto senza l’intervento di un lettore che ne riempia gli spazi vuoti con la sua attività inferenziale. Un testo è “intessuto di non detto” poiché lascia implicita una gran quantità di informazioni che il destinatario è chiamato a estrapolare in base alla sua conoscenza del contesto comunicativo». E perciò il lettore modello – come ha scritto in Lector in fabula: la cooperazione interpretativa nei testi narrativi (un saggio pubblicato nel 1979) – è colui che sa mettere in atto tutte le possibili strategie, «perché il testo sia pienamente attualizzato nel suo contenuto potenziale». Infatti i documenti non sono provvisti di un significato unico e definitivo, ma necessitano di continue integrazioni sia da parte di critici e sia da parte dei lettori più comuni.

Da qui il compito del lettore e in particolare dello storico: far parlare i documenti, animarli, vivificarli: «I documenti – scriveva Marc Bloch nel 1929 – restano monotoni ed esangui fino al momento in cui il colpo di bacchetta dell’intuizione storica rende loro l’anima».

Lorenzo Cortesi