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Cose di Filosofia

Argomenti vari di natura filosofica, ma non solo. A cura di Lorenzo Cortesi

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Categoria: Feyerabend

FEYERABEND: AMMAZZANDO IL TEMPO

niente di intellettuale, ma solo amore

                                                                                                                                                                                                                                                                                             Per approfondire la conoscenza della persona e del pensiero di Paul Karl Feyerabend (vedi l’articolo dell’11 dicembre scorso) suggerisco la deliziosa lettura della sua autobiografia, completata nell’ultimo mese di vita, dal titolo Ammazzando il tempo.

Ho trovato particolarmente toccanti le ultime pagine dove parla dell’amore. Vale la pena riportare alcune righe (le ultime righe!) che ha scritto dal letto dell’ospedale prima di entrare in coma: «Grazia è con me in ospedale, il che è una grande gioia, riempie di luce la stanza. In un certo senso sono pronto ad andarmene, nonostante tutte le cose che vorrei ancora fare, ma in un altro senso sono triste di lasciare questo mondo splendido, specialmente Grazia che avrei voluto accompagnare per qualche anno ancora. Vorrei che dopo la mi dipartita resti qualcosa di me – non saggi, non dichiarazioni filosofiche definitive – ma amore. Spero che sia questo che rimarrà e su di esso non pesi troppo il modo in cui me ne andrò, che vorrei lieve, come in un coma, senza una lotta contro la morte che lasci dietro di sé un brutto ricordo […]. Ecco cosa vorrei, che a sopravvivere non fosse niente di intellettuale, ma solo amore».

Lorenzo Cortesi

FEYERABEND: CONTRO IL METODO

la scienza è molto più vicina al mito
di quanto una filosofia scientifica sia disposta ad ammettere


 

Riprendo la pagina sul metodo, che ho scritto il 21 novembre, e la completo, proponendo la tesi di Paul Karl Feyerabend (1924-1994). Filosofo della scienza, di origine viennese, discepolo di Karl Popper, Feyerabend ha insegnato in molte università, soprattutto dell’area anglosassone: Inghilterra, Stati Uniti, Nuova Zelanda. Con la sua opera intitolata Contro il metodo, pubblicata in inglese nel 1975, egli ha scardinato una tradizione molto radicata, non solo nella comunità scientifica, ma anche tra la gente comune. Come si può procedere nella ricerca senza metodo, senza regole, senza canoni? Tanta fatica per elaborare un metodo, e poi? Inutile e superfluo!?! Il sottotitolo dell’opera di Feyerabend la dice lunga:  Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza. La tesi principale è che il metodo scientifico classico risulta ben lungi dall’essere l’unica maniera legittima per acquisire le conoscenze. Il solo principio che vale, invece, è questo: tutto va bene. Questa è la formula dell’anarchismo epistemologico.

Attraverso un’analisi minuziosa del periodo che va da Copernico a Galileo, Feyerabend ha dimostrato che ci sono delle qualità, considerate non propriamente scientifiche, come ad esempio la fantasia e l’astuzia, che hanno facilitato il progresso scientifico. Molte scoperte sono state realizzate per caso, proprio nel momento in cui l’uomo non stava affatto seguendo il metodo. Il successo in campo scientifico non è esclusivamente l’esito di un metodo razionale, ma anche il risultato di momenti irrazionali.  Bisogna, quindi, concedere libero spazio alla creatività e all’immaginazione, evitando di lasciarsi ingabbiare nelle strettoie del metodo. Già dalle prime righe della sua opera si capisce quale scarso valore Feyerabend attribuisse al metodo scientifico: «La scienza è un’impresa essenzialmente anarchica: l’anarchismo teorico è più umanitario e più aperto a incoraggiare il progresso che non le sue alternative fondate sulla legge e sull’ordine». Perciò, in questo senso – secondo Feyerabend – la scienza è «molto più vicina al mito di quanto una filosofia scientifica sia disposta ad ammettere. Essa è una fra le molte forme di pensiero che sono state sviluppate dall’uomo, e non necessariamente la migliore».

Lorenzo Cortesi