LA MATEMATICA E IL LINGUAGGIO DELLA SCIENZA

Galileo, Cartesio, Hawking, Feynman 


 

Nell’opera Il saggiatore, pubblicato nel 1623 Galileo Galilei ha presentato la matematica come il nuovo ed universale linguaggio della scienza. «La filosofia naturale – secondo Galileo – è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi, io dico l’universo, ma non si può intendere se prima non s’impara a intender la lingua e conoscer i caratteri nei quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro labirinto».

È  stato soprattutto con Cartesio che la matematica si è imposta come linguaggio per la trasmissione della scienza. Egli la paragonava alla linfa vitale che attraversa tutto l’albero del sapere: dalle radici fino all’ultima fogliolina.

Ma la matematizzazione della scienza, che aveva come obiettivo quello di raggiungere la massima oggettivazione, ha finito per creare un distacco – come ha scritto Stephen Hawking nell’introduzione al suo celebre Dal big bang ai buchi neri (1988) – sempre più ampio tra l’uomo comune e l’uomo di scienza: «La scienza moderna è diventata così tecnica che solo un numero piccolissimo di specialisti è in grado di padroneggiare la matematica usata per descriverla».

E la risposta al perché «la natura sia matematica – ha detto Richard Feynman – è ancora una volta un mistero».

Lorenzo Cortesi