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Cose di Filosofia

Argomenti vari di natura filosofica, ma non solo. A cura di Lorenzo Cortesi

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Categoria: Leibniz

LEIBNIZ: TRE SECOLI DALLA SCOMPARSA (1716-2016)
una mente chiara, libera e aperta

Statua di Leibniz nella sua Lipsia

 

Questa sera ritorno a parlare di Gottfried  Wilhelm Leibniz – dopo l’intervento del 20 novembre – per ricordare che sono trascorsi tre secoli dalla sua scomparsa. L’anniversario non ha avuto una particolare risonanza. Ma direi che è normale per uno come lui: già al suo funerale era presente sola una persona, ovvero il suo segretario. Dopo trecento anni che ci si poteva aspettare!?! Per fortuna ci ha pensato l’università di Padova, che  ha voluto ricordarlo con un convegno internazionale che si terrà dal 15 al 17 dicembre, dal titolo “Leibniz e il diritto naturale”.

Leibniz non è stato solo un filosofo, uno storico e un giurista, ma anche un genio della matematica e della fisica. Secondo Lord Acton, Leibniz «è la mente più chiara, più aperta, più libera da pregiudizi». Con Isaac Newton – che tra l’altro ebbe modo incontrare personalmente durante un viaggio in Inghilterra  –  si è giocato il primato della scoperta del calcolo infinitesimale. Si racconta che, indipendentemente  l’uno dall’altro, Leibniz e Newton siano arrivati alla medesima scoperta, anche se poi la Royal Society di Londra ha attribuito tutto il merito a Newton. Ma è ovvio, Newton giocava in casa.

I simboli che Leibniz ha introdotto sono, comunque, anche oggi usati dai matematici. Pensiamo ad esempio alla esse allungata per definire l’integrale, il simbolo dx per indicare le derivate e i differenziali. Va anche menzionato il cosiddetto criterio di convergenza di Leibniz e la formula di Leibniz per il pi greco (cioè la somma infinita di tutti reciproci dei numeri dispari, che dà come risultato un quarto di pi greco). E forse pochi sanno che l’espressione matematismo universale (mathesis universalis) che si usa per spiegare l’impostazione filosofica cartesiana, non è propriamente di Cartesio, ma è stata introdotta successivamente proprio da Leibniz.

Lorenzo Cortesi

LEIBNIZ E LA TEODICEA
Dio e il migliore di mondi possibili

      Così come l’intendeva Gottfried Leibniz (1646-1716), il nostro mondo, tutto pervaso dalle monadi, cioè da sostanze spirituali e centri di forza, dovrebbe essere «il migliore dei mondi possibili». Come mai, invece, esperimentiamo costantemente la presenza del male in noi e attorno a noi? Come renderne ragione? A chi va attribuita la responsabilità del male nel mondo? Leibniz si è battuto per scagionare Dio da ogni colpevolezza.  Fin dall’introduzione all’opera Saggi di teodicea sulla bontà di Dio, la libertà dell’uomo e l’origine del male, pubblicata ad Amsterdam nel 1710, Leibniz ha puntualizzato il percorso che intendeva seguire: «Quanto all’origine del male rispetto a Dio, faremo un’apologia delle sue perfezioni, che metterà in luce la sua santità, giustizia e bontà non meno che la sua grandezza, potenza e indipendenza. Si farà vedere come sia possibile che tutto dipenda da Lui, che egli concorra a tutte le azioni delle creature – e crei, anzi, continuamente tali creature, se lo volete – senza tuttavia essere affatto l’autore del peccato. Al qual proposito si mostrerà pure come si debba concepire la natura privativa del male. Ancor più: si mostrerà come il male abbia una fonte diversa dalla volontà divina, e che, perciò, si ha ragione di dire che il male di colpa non è voluto da Dio, ma solamente permesso. Ma la cosa più importante è che si mostrerà che Dio poté permettere il peccato e l’infelicità, e, anzi, concorrervi e contribuirvi, senza detrimento della sua santità e della sua bontà supreme; anche se, assolutamente parlando, avrebbe potuto evitare tutti questi mali». Con Leibniz nasce la teodicea (Theòs Dio e dìke giustizia), cioè la giustificazione di Dio rispetto al problema dell’esistenza del male nel mondo e del libero arbitrio dell’uomo. Il termine teodicea e la relativa dottrina hanno avuto molto successo nel Settecento. Diversi filosofi e teologi si sono interessati alla teodicea: alcuni per avvallarla altri per confutarla.

Leibniz ha asserito, riprendendo Agostino, che il male morale coincide con  il peccato, cioè il venir meno ai propri doveri, mentre il male fisico è una forma di espiazione delle proprie colpe, in vista di beni maggiori. Per Leibniz, tuttavia, non esiste solo una distinzione tra male fisico e male morale. Secondo lui si può parlare anche di male metafisico, ossia della condizione di finitudine e di limitatezza propria delle creature rispetto al creatore (una forma di male che Agostino aveva convogliato nel male fisico).

Strettamente collegate alla problematica che qui si sta trattando, ci sono due questioni che stavano in particolar modo a cuore  a Leibniz : «Perché esiste qualcosa, anziché  il nulla?» e «Perché ciò che esiste è così e non in altro modo?» Alla prima domanda Leibniz ha risposto dicendo che non ci sono risposte. La ragione che spiega l’esistenza di qualcosa e non il nulla si può trovare solo in Dio, la monade prima, che ha prodotto tutto. La risposta è Dio stesso. Alla mente umana non è dato di trovare spiegazione alcuna.
Alla seconda domanda Leibniz ha ribattuto affermando che le cose stanno così e non in altro modo, perché per Dio, le cose così come sono, «sono nel modo migliore possibile» Nell’opera Discorso di metafisica (1686) Leibniz ha scritto: «Nulla accade nel mondo che sia assolutamente irregolare e non si può neppure immaginare neppure nulla di simile». E in Principi della natura e della grazia (1714) ha ribadito: «Dalla perfezione suprema di Dio segue che egli, producendo l’universo, ha scelto il miglior piano possibile, in cui v’è la più grande varietà unita al massimo ordine; in cui il terreno, il luogo, il tempo, sono i meglio preparati, il maggior effetto è ottenuto con i mezzi più semplici e le creature hanno la massima potenza, conoscenza, felicità e bontà che l’universo poteva consentire. Infatti, poiché tutti i possibili pretendono all’esistenza nell’intelletto di Dio, in proporzione alle loro perfezioni, il risultato di tutte queste pretese deve essere il più perfetto mondo attuale che sia possibile. Senza di che non si potrebbe rendere ragione di perché le cose sono andate così e non diversamente». Da qui l’ottimismo che contraddistingue tutto il percorso filosofico di Leibniz. Contro di lui, con feroce sarcasmo, si scateneranno gli illuministi e in modo particolare Voltaire.

Lorenzo Cortesi