MARITAIN: LA VERTICALITÀ DELLA BELLEZZA

il bello è ciò che dà gioia,
una gioia che sovrabbonda e trabocca


Qualche mese fa l’editrice Morcelliana di Brescia ha ristampato l’opera del filosofo francese Jacques Maritain (1882-1973) Arte e scolastica (Art et scolastique) pubblicata la prima volta nel 1920. Il testo, come molte opere di Maritain, è stato scritto con la collaborazione della moglie Raïssa Oumançoff. La prefazione è del filosofo italiano Piero Viotto, scomparso all’inizio di quest’anno. Ad Arte e scolastica Maritain fece seguire molte altre pubblicazioni relative all’estetica.

Per i coniugi Maritain l’arte non è una pura forma di intuizione, cioè la ricerca dell’arte per l’arte, né tanto meno un’arte per il popolo, alla maniera marxista, ma un’arte che cerca l’assoluto della bellezza, un’arte per Dio, perché la bellezza è una caratteristica propria di Dio, è un nome di Dio e solo in Lui trova la più compiuta espressione. Le riflessioni muovono a partire dalla filosofia di san Tommaso d’Aquino, che Maritain ha studiato con passione e con amore per tutta la vita. San Tommaso nella Summa theologiae definiva la bellezza id quod visum placet. Ed ecco il commento di Maritain: «Queste quattro parole dicono tutto il necessario: una visione, e cioè una conoscenza intuitiva, e una gioia. Il bello è ciò che dà gioia, non ogni gioia, ma la gioia nel conoscere; non la gioia propria dell’atto di conoscere, ma una gioia che sovrabbonda e trabocca da questo atto a causa dell’oggetto conosciuto».

Vale la pena riportare ancora un passaggio che troviamo in questo prezioso volume di Maritain: «Come si tocca un trascendentale, si tocca l’essere stesso, una rassomiglianza di Dio, un assoluto, la nobiltà e la gioia della nostra vita, si entra nel campo dello spirito. È significativo che gli uomini non comunichino veramente tra loro, se non passando per l’essere o per una delle sue proprietà [...]. Se restano nel mondo dei loro bisogni sensibili e del loro io sentimentale, avranno un bel raccontarsi gli uni agli altri, non si comprenderanno, ognuno infinitamente solo, anche quando il lavoro o la voluttà li lega insieme. Ma si tocchi invece l’Amore, come i santi, il vero, come Aristotele, il bello, come in Dante o in Bach, o in Giotto: allora il contatto viene subito stabilito e le anime comunicano».

Lorenzo Cortesi