IL RASOIO DI OCKHAM
doctor invincibilis

Guglielmo di Ockham (1280-1349), detto doctor invincibilis, contestò  la possibilità di un’armonizzazione tra la fede e la ragione, come avevano cercato di fare gli Scolastci. Non ha senso che Dio riveli all’uomo una verità, che può essere raggiunta con la ragione: «Articulus fidei non potest evidenter probari». Se certe verità sono stata rivelate da Dio nella Sacra Scrittura, significa che ad esse l’uomo non sarebbe potuto arrivare attraverso la ragione.

L’argomentazione di Guglielmo è fondata su quel principio, noto come «il rasoio di Ockham», che egli aveva stato usato contro il platonismo, per tagliare il superfluo, che non serve a spiegare la realtà: «Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem» (non si devono moltiplicare i concetti e gli enti se non vi è necessità). La legge della semplificazione non è solo la legge del risparmio, ma soprattutto la legge della trasparenza, grazie alla quale si guadagna una maggiore  comprensione della realtà. Con un’espressione simile Guglielmo di Ockham diceva anche: «Frustra fit per plura quod fieri per pauciora». Ed è proprio su queste due formule che può essere giustificata l’asimmetricità tra il piano della fede e il piano del sapere razionale.
Alessandro Ghisalberti nel suo libro Ockham (1996) ha proposto di parafrasare le espressioni latine di Ockham (sopra riportate) in questo modo: «Dio non fa le cose due volte; oppure: Dio non opera cose inutili».

Guglielmo di Ockham, inoltre, riteneva oggetto di dimostrazione razionale solo ciò che aveva la capacità di strappare un assenso incondizionato. Ma il fatto che i tentativi di dimostrazione dei contenuti della fede non siano per tutti convincenti, lasciando aperte le porte al dubbio, prova che la spiegazione razionale del dato rivelato è un’impresa impossibile. I contenuti delle verità rivelate sono svincolati completamente dalla conoscenza razionale. Dunque per Guglielmo non aveva senso né credo ut intelligam intelligo ut credam, quanto piuttosto la nuova formula credo et intelligo, che esprime l’autonomia della fede e l’autonomia del filosofare.

Lorenzo Cortesi