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Cose di Filosofia

Argomenti vari di natura filosofica, ma non solo. A cura di Lorenzo Cortesi

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Categoria: Popper

L’ANTISTORICISMO DI KARL POPPER

una storia impossibile

                                                                                                                                                                                                                                                       Che cosa intende la gente quando si parla di storia?
Karl Popper ha risposto così: «Ciò a cui la gente pensa quando parla della storia del genere umano è, piuttosto, la storia degli imperi egiziano, babilonese, persiano, macedone, romano e così via, fino ai nostri giorni. In altre parole: la gente parla di storia del genere umano, ma di fatto intende riferirsi, ed è quello che ha imparato a scuola, alla storia del potere politico.

Non c’è alcuna storia del genere umano, c’è soltanto un numero indefinito di storie dei diversi aspetti della vita umana. E una di esse è la storia del potere politico. Ma non esiste davvero qualcosa come una storia universale nel senso concreto del genere umano? Non esiste e non può esistere. Una storia concreta del genere umano, se ce ne potesse essere una, dovrebbe essere la storia di tutti gli uomini. Dovrebbe essere la storia di tutte le speranze, lotte e sofferenze umane. Infatti non esiste uomo che sia più importante di un altro uomo. Evidentemente questa storia concreta non può essere scritta. Dobbiamo procedere per astrazioni, dobbiamo scegliere. Ma in questo modo arriviamo alle molte storie. Ribadisco che la storia non ha senso».
Questo è l’esito a cui giunge la severa critica di Popper allo storicismo.

Lorenzo Cortesi

[Questo articolo è un estratto del mio libro Questioni di storia, 2016]

 

POPPER: IL NON SENSO DELLA STORIA

lo storico consuma leggi di altre scienze

 

                                                                                                                                                                                                                                                           La posizione di Karl Popper riguardo alla storia è alquanto critica. I testi più interessanti per orientarci all’interno del pensiero antistoricistico di Popper sono Miseria dello storicismo e La società aperta e i suoi nemici. Entrambi furono scritti sul finire della seconda guerra mondiale in Nuova Zelanda, dove Popper si trovava in esilio a causa delle sue origini ebraiche.

Popper si è scagliato ferocemente contro lo storicismo per la sua avventata pretesa di indipendenza sia dal determinismo delle scienze della natura, sia dalla metafisica e da ogni dimensione trascendente. Ma quale autonomia può essere riservata alla storia? Quale lo statuto epistemologico che la caratterizza? Quali sono le leggi proprie della storia? Secondo Popper non esistono leggi storiche, perché la storia non solo non è una scienza, ma soprattutto perché la storia non ha alcun senso. Ecco come Orlando Todisco ha sintetizzato la posizione di Popper a questo proposito: «Non esistono leggi storiche nello stesso preciso senso in cui non esistono leggi ingegneristiche o leggi mediche. Come l’ingegnere prende a prestito le leggi della fisica e il medico della biologia, della chimica, così lo storico, a seconda che certi eventi intervengano con rilevanza nei fatti umani da spiegare, prende a prestito le leggi pertinenti della sociologia, della paleontologia, della geografia, della meteorologia, ecc. Lo storico non produce leggi, lo storico consuma leggi. Consuma leggi di altre scienze. La storia non è una scienza teorica o pura».

E per quanto riguarda gli interrogativi caratteristici dello storico si deve fare una distinzione:
«Di solito lo storico risponde a più domande. Lo storico, infatti, si chiede che cosa sia accaduto e come sia accaduto. Rispondere a queste due domande significa fare storia scientifica. Oltre a queste due domande, spesso lo storico se ne pone anche altre: perché è accaduto? Che significato ha quell’avvenimento? Ebbene, la risposta a queste due ultime domande porta alle molte interpretazioni di carattere filosofico della storia. Mentre la risposta alle prime due domande è scientifica, la risposta alle due ultime domande è ideologica».

Per essere più chiaro e spiegare cosa si intende per interpretazione della storia Popper introduce la metafora del riflettore. Quando cerchiamo di capire che cosa sia accaduto e come sia accaduto, il riflettore è giustamente orientato sul passato e, grazie al suo fascio di luce, cerchiamo di illuminare anche il presente. Lo storicista invece dirige il riflettore su se stesso e di conseguenza diventa difficile, se non impossibile, interpretare gli eventi del passato e vedere l’ambiente che ci circonda. «Lo storico ? ha scritto Popper ? è impegnato a scoprire il cammino sul quale il genere umano è destinato a marciare: è impegnato a scoprire la chiave della storia o il senso della storia. Ma esiste una chiave siffatta? Esiste un senso della storia? In questo senso, nel senso in cui si pone la domanda del significato della storia, io rispondo: la storia non ha alcun senso».

Il passo dal non senso della storia alla sua non esistenza è molto breve, per cui alla fine risulta inutile anche quel riflettore dell’interpretazione rivolto sul passato. Perciò, secondo Popper, il riflettore è meglio spegnerlo: «Voglio mettere in chiaro che la storia nel senso in cui la maggior parte della gente ne parla, semplicemente non esiste; e questa è almeno una delle ragioni per cui dico che essa non ha alcun senso».

Lorenzo Cortesi

[Questo articolo è un estratto del mio libro Questioni di storia, 2016]

 

LE PROFEZIE DI KARL POPPER
le previsioni storiche sono prive di ogni valore

                                                                                                                                                                                                                                                         In un discorso tenuto nel 1948 ad Amsterdam, alla riunione plenaria del X Congresso Internazionale di Filosofia Karl Popper (1902-1994) ha distinto tra previsioni scientifiche di carattere condizionale (cioè legate a determinate condizioni) e profezia storica incondizionata. Le previsioni scientifiche possono essere di due tipi:

a)      stazionarie: il mondo naturale presenta sistemi stazionari, come il sistema solare, isolato dall’influenza di altri sistemi, che consentono previsioni accurate;

b)      semistazionarie: altri sistemi, come quelli biologici, sono solo semistazionari e quindi consentono previsioni facendo astrazione dai lenti movimenti evolutivi.

Le previsioni storiche, invece, che Popper chiamava profezie, sono prive di ogni valore: la società è in continua trasformazione, ma tale sviluppo non è, in linea di massima, ciclico: «Certo, nella misura in cui è tale, possiamo fare certe profezie. Ad esempio, vi è indubbiamente qualcosa che si ripete nel modo in cui sorgono nuove religioni o nuove tirannidi; e uno studioso di storia può riscontrare che è possibile prevedere, in misura limitata, tali sviluppi, mettendoli a confronto con casi precedenti. Ma questa applicazione del metodo della previsione condizionale non ci porta molto lontano. Gli aspetti più rilevanti dello sviluppo storico non sono infatti ciclici. Le condizioni mutano e sorgono delle situazioni che differiscono molto da qualsiasi altra verificatasi in precedenza. Il fatto che siamo in grado di prevedere le eclissi non è quindi una buona ragione per aspettarci di poter prevedere le rivoluzioni». Ciò significa che «dobbiamo escludere la possibilità di una storia teorica; cioè, di una scienza sociale storica che corrisponda alla fisica teorica. Non vi può essere alcuna teoria scientifica dello sviluppo storico che possa servire di base per la previsione storica». Perciò in ambito storico non si può parlare di leggi universali, simili a quelle che troviamo in fisica, ma tutt’al più di tendenze. All’interno della grande caterva dei fatti, lo storico si limita a scegliere quelli che ritiene più rilevanti in base ad uno specifico interesse, dando luogo a delle interpretazioni, che non possono mai valere come spiegazioni oggettive e definitive.

E di conseguenza è proprio per questo motivo che in La società aperta e i suoi nemici Karl Popper ha affermato: «Non ci può essere nessuna storia del passato come è effettivamente avvenuto; ogni generazione ha il diritto di elaborare la propria».

Lorenzo Cortesi

[Questo articolo è (in parte) un estratto del mio libro Questioni di storia, 2016]