TERTULLIANO: CREDO QUIA ABSURDUM

un esponente dell’antifilosofismo

Considerato come il primo cristiano ad annunciare la fede in lingua latina, Tertulliano (160 ca. – 220 ca.) era  originario di Cartagine. Nato in una famiglia pagana, Tertulliano può essere definito una figura controversa: si convertì al cristianesimo, diventando dapprima strenuo difensore della fede contro gli gnostici, per cadere in seguito egli stesso nell’eresia con l’adesione al montanismo, per poi abbandonarlo e fondare alla fine una sua propria setta.

Non è tanto sui contenuti specifici del pensiero dottrinale di Tertulliano che mi voglio soffermare, ma sul suo antifilosofismo e fideismo. Con Tertulliano il rapporto tra fede e ragione risulta completamene sbilanciato a favore della fede, una fede assoluta che non conosce possibilità di cooperazione con la ragione. Per Tertulliano la scelta cristiana è una scelta di fede incondizionata sulla parola di Cristo, che non ammette possibilità di spiegazione o d’interpretazione. La sapienza umana e la fede in Gesù Cristo non hanno possibilità di contatto.

Mentre i padri apologeti greci avevano cercato di difendere il cristianesimo, davanti alle classi colte pagane del II secolo, come una nuova forma di filosofia, Tertulliano si batteva per dimostrare l’incompatibilità tra il messaggio evangelico e il pensiero pagano: come i profeti sono i patriarchi dei cristiani, così i filosofi antichi  sono i patriarchi degli eretici contemporanei. Nell’Apologeticum Tertulliano ha scritto: «In complesso qual mai somiglianza si può cogliere fra il filosofo e il cristiano, fra il discepolo della Grecia e il candidato del cielo, fra il trafficante della fama terrena e colui che fa questione di vita, fra il venditore di parole e il realizzatore di opere, fra chi costruisce sulla roccia e chi distrugge, fra chi altera e chi tutela la verità, fra il ladro e il custode del vero?». La posizione antirazionalista di Tertulliano è tra le più note e si può ritrovare concentrata soprattutto in quelle righe del suo De carne Christi, dove si legge: «Il figlio di Dio fu crocifisso, non me ne vergogno, proprio perché è vergognoso; il figlio di Dio è morto, questo è credibile, perché è del tutto incredibile; il figlio di Dio fu sepolto e risorto, questo è certo, perché è impossibile». I posteri hanno sintetizzato il punto di vista  di Tertulliano con una formula lapidaria, che ben gli si addice: «Credo quia absurdum».

Lorenzo Cortesi